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"Ti fermeresti ad aiutare?" L'esperimento sociale a Bari

Azzurra TV Italia
3 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min

Cosa facciamo quando ci troviamo di fronte a una persona in difficoltà? Ci fermiamo per offrire aiuto o lasciamo che siano gli altri a intervenire? È da queste domande che nasce “Ti fermeresti ad aiutare?”, un esperimento sociale realizzato in una via centrale di Bari per osservare le reazioni spontanee delle persone davanti a una situazione di vulnerabilità.


La campagna social, ideata da Laboratorio.com in collaborazione con Luca Lobuono, invita a riflettere sull’indifferenza, sui pregiudizi e sul valore del primo gesto di aiuto.


La scena, appositamente ricreata e ripresa con una telecamera nascosta, mostra una persona straniera a terra, in evidente difficoltà, che chiede aiuto in un contesto caratterizzato anche dalla barriera linguistica.


Intorno, il traffico e il ritmo della quotidianità proseguono: c’è chi rallenta, chi osserva senza avvicinarsi e chi tira dritto. Finché qualcuno sceglie di fermarsi e intervenire, dando potenzialmente il via a una risposta più ampia.


È proprio in quel momento che si concentra il senso dell’esperimento: può il gesto di una sola persona incoraggiare anche gli altri ad agire?


L’iniziativa invita a interrogarsi sui fattori che possono condizionare il nostro comportamento di fronte a chi ha bisogno. L’esitazione, la paura di intervenire, la difficoltà di comunicare e i pregiudizi nei confronti di chi percepiamo come diverso possono diventare ostacoli alla solidarietà. Ma la scelta di una persona di fare il primo passo può contribuire a modificare la reazione di chi le sta intorno.


Il messaggio è semplice: prima delle differenze linguistiche e culturali viene la persona.


“Troppo spesso scegliamo di distogliere lo sguardo da chi è in difficoltà - commenta l’assessore alla Giustizia e al Benessere sociale e ai Diritti civili Michelangelo Cavone -. Per fretta, per paura, perché pensiamo che interverrà qualcun altro. E quando quella persona parla un’altra lingua o arriva da un altro Paese, rischiamo di vedere prima la distanza che ci separa e solo dopo il bisogno che ci riguarda.


L’esperimento sociale realizzato nell’ambito di LGNET 3 ci mette davanti a questa responsabilità: cosa facciamo, concretamente, quando qualcuno ha bisogno di noi? Fermarsi significa riconoscere che quella vita ci riguarda.


Come Assessorato promuoviamo LGNET 3 con questa consapevolezza: per costruire inclusione occorre lavorare anche sull’indifferenza e sui pregiudizi che lasciano le persone ai margini. Le istituzioni hanno il dovere di organizzare risposte e servizi, ma anche di favorire una comunità capace di riconoscere chi è in difficoltà e di non lasciarlo solo.


Perché soli si muore. Può accadere anche in una strada affollata, sotto gli occhi di tutti. E una città deve interrogarsi anche su questo: su quante persone attraversiamo ogni giorno con lo sguardo senza vederle davvero, e su cosa siamo disposti a fare quando finalmente le guardiamo”.

 

La campagna social è stata realizzata nell’ambito del progetto LGNET 3, finanziato dal Ministero dell’Interno (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione) e promosso dall’assessorato al Welfare del Comune di Bari.

 

Nasce da un’idea di CAPS realizzata dall’agenzia Laboratorio.com, in collaborazione con Luca Lobuono (@lobuonoinside).


Perché soli si muore. Può accadere anche in una strada affollata, sotto gli occhi di tutti. E una città deve interrogarsi anche su questo: su quante persone attraversiamo ogni giorno con lo sguardo senza vederle davvero, e su cosa siamo disposti a fare quando finalmente le guardiamo”.

 

La campagna social è stata realizzata nell’ambito del progetto LGNET 3, finanziato dal Ministero dell’Interno (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione) e promosso dall’assessorato al Welfare del Comune di Bari.

 

(Fonte: Ufficio stampa Comune di Bari)

 
 
 

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