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L’Italia a piedi scalzi | Tappa #16: Trentino-Alto Adige

Redazione
3 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min

di Nicoletta Russo


I colpi ritmati, i salti e la precisione dei movimenti trasformano la musica in una vera esibizione di gruppo. Guardare lo Schuhplattler permette di cogliere l’energia di una tradizione alpina che ha saputo conservare gesti riconoscibili, pur cambiando nel tempo.

 

Un mosaico di culture tra valli e minoranze

Lo Schuhplattler, però, non racconta da solo tutta la storia del ballo in Trentino-Alto Adige. Questa regione è un mosaico di lingue e culture: accanto alla tradizione tirolese dell’Alto Adige e a quella ladina delle Dolomiti, il Trentino custodisce anche le particolarità delle comunità mòchena e cimbra. Questa ricchezza si riflette nelle consuetudini locali e in un repertorio di danze che comprende valzer, polke, mazurche e balli collettivi.

Nel corso dell’Ottocento, quando il territorio trentino faceva parte dell’Impero asburgico, numerose danze di area centroeuropea si diffusero anche a sud delle Alpi. La danza era soprattutto un’occasione per ritrovarsi durante le feste di paese, il Carnevale, i matrimoni e le sagre: non soltanto uno spettacolo da guardare, ma un’attività da condividere.

Ogni vallata accolse e trasformò questi ritmi secondo le proprie consuetudini. A documentare questa ricchezza è intervenuto anche AMDaPo, l’Archivio Musicale della Danza Popolare, progetto promosso dalla Federazione Circoli Culturali e Ricreativi del Trentino (FECCRIT) e avviato nel 2015 per raccogliere e preservare melodie e coreografie tradizionali. Il lavoro ha portato alla digitalizzazione di un patrimonio che comprende 127 danze popolari trentine, con partiture e repertori provenienti dalle diverse vallate.

Tra i balli documentati troviamo il Pairis, chiamato anche Paris o Settepassi, insieme a valzer, polke e mazurche nelle loro varianti locali. Sono esempi di come le danze possano viaggiare, mescolarsi e assumere forme diverse da un luogo all’altro, diventando parte dell’identità delle comunità che le hanno custodite.

🔊 Alza il volume: i balli della tradizione trentina

Dalle danze di coppia ai balli figurati, la tradizione trentina prende forma attraverso la musica e il movimento. Un’esibizione popolare permette di osservare i passi, le figure e l’intesa tra i danzatori, restituendo almeno in parte il clima delle occasioni in cui questi balli venivano condivisi.

In Val di Fassa, il Carnevale diventa danza

Spostandosi in Val di Fassa, la tradizione si intreccia con la cultura ladina e con uno dei momenti più caratteristici dell’anno: il Carnevale. Le maschere lignee, i costumi e i personaggi tradizionali trasformano le strade dei paesi in un teatro all’aperto, dove musica, movimento e recitazione si incontrano.

Tra le figure più riconoscibili ci sono il Laché, che apre il corteo, il Bufon, protagonista di battute satiriche, e i Marascons, che avanzano a coppie con passi saltellanti. Le loro cinture portano campanelli, chiamati bronzins o bronzine, che risuonano durante il movimento. Il suono accompagna la danza e richiama il mondo rurale da cui questa tradizione ha preso forma.

In passato alcuni ruoli del Carnevale erano interpretati dai giovani coscritti del paese. Le maschere non sono quindi semplici costumi folkloristici, ma personaggi legati alla memoria collettiva e a una tradizione che la comunità fassana rinnova di anno in anno. Tra cortei, danze e battute in rima, il Carnevale diventa un’occasione per riconoscersi nella propria cultura e trasmetterla alle nuove generazioni.

Una tradizione che continua a muoversi

Oggi i gruppi folkloristici e le associazioni locali contribuiscono a mantenere vive queste danze, portandole nelle piazze e nelle feste. Anche la ricerca e la documentazione svolgono un ruolo importante nel recuperare musiche, costumi e coreografie, conservando testimonianze che aiutano a comprendere la vita delle comunità di un tempo.

A San Michele all’Adige, il Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina racconta diversi aspetti della cultura tradizionale del territorio attraverso le sue collezioni e i percorsi dedicati agli abiti, ai riti dell’anno, alla musica e alle bande.

Dallo Schuhplattler altoatesino alle danze di coppia delle valli trentine, fino al Carnevale ladino, il ballo mostra quanto sia ricca e articolata l’identità di una terra di confine. Non c’è un solo ritmo capace di raccontarla tutta: ci sono tanti passi, ognuno legato a un luogo, a una comunità e a una storia.

Perché la tradizione non è soltanto qualcosa da conservare. È qualcosa che continua a vivere ogni volta che qualcuno fa partire la musica e invita gli altri a ballare.

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