Boschi vetusti, la Regione propone Pavari per la Rete nazionale
Paolicelli: “Tutela e valorizzazione, così difendiamo e facciamo conoscere il cuore verde della Puglia”

Dopo la foresta di Sfilzi, la Puglia punta a inserire un secondo scrigno di biodiversità della Foresta Umbra nella Rete Nazionale dei Boschi Vetusti. La Giunta regionale ha infatti approvato la proposta da trasmettere al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste per l’attribuzione dello status di Bosco Vetusto alla foresta “Pavari”, un’area di 88.05.93 ettari ricadente nel demanio forestale regionale della Foresta Umbra, in agro di Monte Sant’Angelo, nel Parco Nazionale del Gargano.

Con il provvedimento si conclude il percorso istruttorio di competenza della Regione e si apre la fase per l’iscrizione di Pavari nella Rete Nazionale dei Boschi Vetusti, istituita dal MASAF per individuare e proteggere gli ecosistemi forestali che conservano le più alte espressioni di naturalità e biodiversità.
La candidatura di Pavari è il risultato del lavoro avviato dalla Regione Puglia, con la Sezione Foreste, per individuare e valorizzare i patrimoni forestali più preziosi del demanio regionale della Foresta Umbra. Attraverso l’accordo con il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell’Università della Tuscia sono state svolte attività di studio e approfondimento che hanno portato all’individuazione di tre aree da sottoporre alla procedura per lo status di Bosco Vetusto: Sfilzi, Pavari e Falascone. Per Pavari sono state predisposte la scheda di censimento, la documentazione tecnico-scientifica e le linee guida per la tutela e il monitoraggio, senza che, nei termini previsti, siano pervenute osservazioni al procedimento.

Un Bosco Vetusto è un luogo in cui il tempo ha continuato a lavorare quasi indisturbato. Si tratta di ecosistemi forestali caratterizzati prevalentemente da specie autoctone, nei quali l’assenza di significative interferenze umane per almeno sessant’anni ha consentito alla natura di seguire spontaneamente i propri cicli. Gli alberi crescono, invecchiano, cadono e lasciano spazio a nuova vita: il legno morto diventa parte essenziale dell’equilibrio del bosco, offrendo habitat e nutrimento a numerose specie e contribuendo alla complessità e alla ricchezza dell’ecosistema.

“Con Pavari proseguiamo con coerenza un lavoro che la Regione Puglia ha scelto di portare avanti per conoscere, tutelare e valorizzare fino in fondo il nostro patrimonio forestale – dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura e allo Sviluppo rurale, Francesco Paolicelli – Dopo Sfilzi, proponiamo un secondo straordinario tratto della Foresta Umbra alla Rete Nazionale dei Boschi Vetusti. Non si tratta soltanto di un atto formale: significa individuare ciò che di più prezioso custodiamo, studiarlo, proteggerlo nel tempo e farne conoscere il valore alle comunità e a chi sceglie la Puglia come destinazione. Il Gargano è il grande cuore verde della nostra regione e la Foresta Umbra rappresenta uno dei suoi patrimoni naturalistici più straordinari. Proprio per questo Pavari assume oggi un significato ancora più forte. In questi mesi abbiamo visto quanto il fuoco possa ferire il nostro territorio e quanto sia necessario non abbassare mai la guardia di fronte agli incendi, compresi quelli di origine dolosa che hanno colpito il Gargano. A chi distrugge rispondiamo con una strategia opposta: più conoscenza, più tutela, più cura e più valore al nostro patrimonio naturale. Difendere un bosco significa certamente preservarne la biodiversità, ma significa anche costruire un futuro per le comunità che vivono questi territori”.
“Lo status di Bosco Vetusto può diventare anche un’opportunità per accrescere la qualità dell’offerta ambientale e turistica della Puglia – conclude Paolicelli – promuovendo un turismo più attento, sostenibile e capace di scoprire l’identità autentica dei nostri territori. Investire nei boschi significa investire nella biodiversità, nel paesaggio, nella lotta ai cambiamenti climatici e, insieme, nello sviluppo delle aree interne. È questa la direzione nella quale vogliamo continuare a muoverci, facendo della tutela del nostro patrimonio naturale anche uno strumento di conoscenza e valorizzazione della Puglia.”.
(Fonte: Ufficio stampa Giunta Regione Puglia)


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